Declarations of Giuseppe Conte after the August 2018 EU summit on migration

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After an inconclusive EU summit that leaves Italy alone to face migration in the Mediterranean, Giuseppe Conte announces possible repercussions towards the multiannual financial framework.
Translation: 

As already announced by Minister Salvini, the migrants still aboard the ship Diciotti will disembark in the next hours. We thank Albania, Ireland and the CEI for having joined the invitation to participate in the redistribution. They will receive 20, 20 and 100 respectively.

We want to reassure those who have expressed concern about their conditions: we have given them continuous health care and provided all the necessary food. I want to remind people that we intervened to help the boat despite the fact that it was sailing in Maltese waters and that Malta was the first to claim the coordination of rescue operations on August 15. We ensured the immediate transfer to land of 13 people who were in critical conditions. Then we secured the landing of 17 unaccompanied minors. Today, 11 women and 6 men were disembarked following further medical visits.

This Government expresses a rigorous and coherent immigration policy, but it does not abandon to itself people who are in danger of life or otherwise in critical condition.

The numbers give us reason. Landings have decreased by 85% if we compare this government period with the same period of the previous year.

With this Government, the Mediterranean is no longer the cemetery of unnamed migrants. The policies of previous governments have not prevented that about 34,000 migrants found death in the last 15 years.

A rigorous policy is not only valid for countering illicit trafficking and "inhumane" trafficking, but allows us to avoid such an unacceptable number of victims at sea.

The meeting that took place yesterday in Brussels, on the subject of immigration, and which ended with nothing done, is not a defeat of Italy, as someone superficially wrote. It is a defeat of Europe. It does not only show a retreat compared to the Conclusions that all twenty-eight member countries freely signed during the European Council last June. It attests to a clear violation of the "spirit of solidarity" that animates the Treaties and the Charter of Fundamental Rights of the European Union.

This Government has presented itself in Europe with the papers in order. As requested by many member countries, this government is pursuing a policy of immigration that is far more rigorous than the past, so as to avoid that Italian coasts constitute the indiscriminate landing of migrants and, therefore, a stimulating factor for illegal trafficking, with the aim to prevent migrants from relocating freely to other European countries.

Moreover, this Government has offered a significant contribution in order to elaborate and arrive at a serious, complex, articulated, multilevel project of European policy in the field of migration. The conclusions agreed at the end of June constituted a good compromise between the various instances of the member countries, with the awareness of the need to overcome the current Dublin regulation.
Despite this, Italy must acknowledge that the "spirit of solidarity" struggles to find itself translated into concrete acts.

I wrote yesterday that we would draw the consequences. I clarify: we are working to put a reservation on Italy's adhesion to the multi-annual financial plan under discussion. Under these conditions, Italy does not consider it possible to express an adherence to a budget that underlies such a socially inconsistent policy. This is our contribution to making Europe grow. We can not be content with a common market space, an aggregation of countries that gather on the basis of mere economic interests.

We have a higher conception of Europe. We are a founding country and also for this reason we feel a greater responsibility. We want all the efforts so far made to build this complex European building to be offered an adequate perspective of development, which can also be expressed on the side of social relations.

Original content: 

Come già annunciato dal ministro Salvini, i migranti ancora a bordo della nave Diciotti sbarcheranno nelle prossime ore. Ringraziamo l’Albania, l’Irlanda e la Cei per avere aderito all’invito a partecipare alla redistribuzione. Ne accoglieranno rispettivamente 20, 20 e 100.

Vogliamo rassicurare coloro che hanno espresso preoccupazione per le loro condizioni: abbiamo prestato loro continua assistenza sanitaria e fornito tutto il vitto necessario. Ricordo che siamo intervenuti a soccorrere il barcone nonostante questo navigasse in acque Sar maltesi e sia stata Malta a rivendicare per prima il coordinamento delle operazioni di salvataggio il 15 agosto scorso. Abbiamo assicurato l’immediato trasbordo a terra di 13 persone che versavano in condizioni critiche. Successivamente abbiamo assicurato lo sbarco di 17 minorenni non accompagnati. Oggi 11 donne e 6 uomini sono stati fatti sbarcare a seguito di ulteriori visite mediche.

Questo Governo esprime una politica sull’immigrazione rigorosa e coerente, ma non abbandona a se stesse persone che sono in pericolo di vita o comunque versano in condizioni critiche.

I numeri ci danno ragione. Gli sbarchi sono diminuiti dell’85%, se compariamo questo periodo di Governo con il medesimo lasso temporale dell’anno precedente.

Con questo Governo il Mediterraneo non è più il cimitero dei migranti senza nome. Le politiche dei governi precedenti non hanno impedito che circa 34.000 migranti trovassero la morte negli ultimi 15 anni.

Una politica rigorosa non solo vale a contrastare i traffici illeciti e le tratte “disumane” ma consente di evitare un così inaccettabile numero di vittime in mare.

L’incontro che si è svolto ieri a Bruxelles, in tema di immigrazione, e che si è concluso con un nulla di fatto, non è una sconfitta dell’Italia, come qualcuno superficialmente ha scritto. E’ una sconfitta dell’Europa. Non attesta solo un arretramento rispetto alle Conclusioni che tutti e ventotto i Paesi membri hanno liberamente sottoscritto nel corso del Consiglio Europeo dello scorso giugno. Attesta una palese violazione dello “spirito di solidarietà” che anima i Trattati e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Questo Governo si è presentato in Europa con le carte in regola. Come pure richiesto da molti Paesi membri, questo Governo sta perseguendo una politica sull’immigrazione ben più rigorosa rispetto al passato, in modo da evitare che le coste italiane costituiscano l’approdo indiscriminato dei migranti e, quindi, fattore di stimolo per i traffici illegali e in modo da evitare che i migranti possano ricollocarsi liberamente negli altri Paesi europei.

Questo Governo, inoltre, ha offerto un significativo contributo al fine di elaborare e pervenire a un serio progetto di politica europea - complesso, articolato, multilivello - in materia di migrazioni. Le Conclusioni condivise a fine giugno hanno costituito un buon compromesso tra le varie istanze dei Paesi membri, con la raggiunta consapevolezza della necessità di superare l’attuale regolamento di Dublino.
Nonostante questo, l’Italia deve prendere atto che lo “spirito di solidarietà” stenta a tradursi in atti concreti.

Ho scritto ieri che ne avremmo tratto le conseguenze. Chiarisco meglio: siamo al lavoro per porre una riserva all’adesione dell’Italia al piano finanziario pluriennale in corso di discussione. A queste condizioni, l’Italia non ritiene possibile esprimere adesione a un bilancio di previsione che sottende una politica così incoerente sul piano sociale. E’ questo il nostro contributo per far crescere l’Europa. Non possiamo accontentarci di uno spazio comune di mercato, di un’aggregazione di Paesi che si ritrovano sulla base di meri interessi economici.

Abbiamo dell’Europa una concezione più elevata. Siamo un Paese fondatore e anche per questo avvertiamo una maggiore responsabilità. Vogliamo che a tutti gli sforzi sin qui compiuti per edificare questo complesso edificio europeo sia offerta un’adeguata prospettiva di sviluppo, che possa esprimersi anche sul versante dei rapporti sociali.